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Orario accensione riscaldamento in zona F


Prima descrivo la situazione logistica:
Appennino tosco emiliano, paese di montagna a 800 m. d'altezza, casa di tre piani (SEI appartamenti, due per piano) più p.t. adibito a box auto e cantine senza riscaldamento, così come le scale, sempre gelate in questa stagione.
Tutta la casa - degli anni Cinquanta - termicamente è mal isolata; infissi antidiluviani, come usava ai tempi, è circondata dal bosco a nord, est e sud, isolata – nessuna casa aderente intorno - e molto ma MOLTO fredda d'inverno.
Padrone di casa UNICO con l'arroganza e la prepotenza del PADRONE di CASA, sic!
Le ore di accensione della caldaia stabilite da costui - dalle 6,30 alle 22,30 - sono assolutamente insufficienti a scaldare l'appartamento che occupo (è esposto a nord, al 3° e ultimo piano, sotto il solaio ghiacciato per sette mesi l'anno).
Di notte la casa si raffredda con una tale rapidità che già a mezzanotte nell’appartamento si registrano dai 15 ai 16°.
I termo sono dotati da sette anni di regolari valvole termostatiche e di contabilizzatori di calore, come da recente legge in materia, per cui ogni inquilino può regolare il riscaldamento a proprio piacimento.
(Da notare che l’appartamento al II p., sottostante quello occupato da me, affittato alla figlia del padrone, è abitato sì e no venti giorni l'anno,
MAI d’inverno, quindi i termo sono costantemente SPENTI, quindi sotto di me c’è il gelo del piano sottostante che sale fino a “penetrare” sopra… e per constatarlo basta toccare il pavimento piastrellato dove cammino... malgrado i tappeti messi a parziale protezione!).
E’ da anni che insisto nel dire a questo signore che l’interruzione notturna del riscaldamento porta a maggiori consumi – ergo maggiori costi in termini di gas - perché, durante le ore di spegnimento, tutta la casa assorbe, immagazzina così tanto freddo - in questo periodo viaggiamo a una temperatura esterna diurna di meno 5 e notturna di meno 8°, ma anche di più… - che spegnere di notte, in particolare con un metro di neve fuori dall’uscio come in questi giorni, è antieconomico (è che la ragione di vita di questo soggetto è RISPARMIARE …, RISPARMIARE… RISPARMIARE a tutti i costi… anche a costo che gli inquilini crepino di freddo… la definisco deformazione mentale di un novantenne complessato da avarizia conclamata, anche perché di risparmiare NON ne ha bisogno… Mangia, beve, dorme più che bene… e certo meglio di me…)...
CHIEDO:
a parte la possibilità, garantita dalla legge (ma QUALE???), di tenere acceso il riscaldamento in zona “F”, fredda, per 24 ore/giorno senza soluzione di continuità, sono io che sogno o mi sembra che questa legge (uso??? consuetudine???) stabilisce che, in una situazione abitativa come quella descritta, la richiesta di UN SOLO INQUILINO a che l’impianto di riscaldamento resti acceso per tutte le 24 h. è sufficiente allo scopo indipendentemente da quello che vogliano gli altri occupanti dello stabile e checché ne pensi o decida il citato “padrùn”?
In caso di pervicace ostinazione da parte del Nostro nel continuare a spegnere l'impianto di notte si può chiedere l'intervento dell'ASL?
Spero di essere stato sufficientemente chiaro nel formulare il mio quesito.
Scusate per la lunghezza.
Grazie - Ted
  • manuelamargilio
    Manuelamargilio Ricerca discussioni per utente
    Domenica 4 Marzo 2018, alle ore 16:54
    Buongiorno, gentile utente, in riferimento alla situazione che si è venuta a creare e relativa al riscaldamento presso la sua abitazione, Le segnalo che gli impianti di riscaldamento, come anche a Sua conoscenza, hanno dei limiti di accensione, sia per ciò che attiene alla durata nei diversi periodi dell’anno, sia per ciò che riguarda l’orario. Questi limiti variano a seconda della zona climatica in cui si trova l’immobile. Lo scopo della normativa è quella di contenere i consumi di energia, non effettuare degli sprechi, insomma. Qualora la sede del suo appartamento rientri nella fascia climatica F non ci sono limiti di accensione. Le segnalo inoltre che per qualunque approfondimento è possibile consultare la normativa di riferimento che la legge n.10 del 9 gennaio 1991 e del Dpr numero 412 del 26 agosto 1993 e successive modifiche. L'allegato A al d.p.r. n. 412/93 riporta, regione per regione e comune per comune, l'appartenenza ad una delle varie fasce zone climatiche.

    L’aspetto da tenere in considerazione in questo caso è che si parla di limiti per evitare consumi eccessivi, quindi limiti massimi. La temperatura da tenere nelle abitazioni è di 20 gradi con 2 gradi di oscillazione in più o in meno. Non si devono dunque superare queste indicazioni. Non vi sono invece limiti minimi previsti dalla legge al di sotto dei quali non si debba scendere.
    La questione del riscaldamento, nel rispetto dei criteri di legge, viene gestita in autonomia dai proprietari e se si fa parte di stabili condominiali, nell’ambito del condominio.
    Nella fattispecie considerata non siamo in presenza di condominio vista la presenza di unico proprietario. La questione pertanto deve essere inquadrata nell’ambito del rapporto di locazione.
    La sospensione totale o parziale del pagamento del canone sarebbe illegittima non mancando totalmente il godimento dell’immobile. L’autoriduzione è consentita sono qualora l’appartamento diventi completamente invivibile. Qualora il riscaldamento della casa non la renda totalmente inabitabile, in base alla temperatura registrata, non si può far valere un inadempimento da parte del padrone di casa. A mio avviso, unica strada da intraprendere è di pervenire ad una soluzione bonaria della questione, oppure di cambiare casa, anche se a volte non è possibile prendere decisioni così drastiche.
    rispondi citando
  • tedwallenberg
    Tedwallenberg Ricerca discussioni per utente
    Lunedì 5 Marzo 2018, alle ore 23:57
    Ringrazio per l'esauriente risposta; leggerò bene le indicazioni giuridiche ricevute; Con le TESTE DI CEMENTO (PERDIPIù DI UN ULTRANOVANTENNE) non è possibile avere uno scambio d'idee lucido; Il soggetto di cui si tratta è "imperccorribile" oltre che arrogante al di là di ogni ragionevole dubbio. Pure di cambiare casa non se ne parla... A 80 anni suonati diventa oltremodo oneroso per mille ragioni... ivi compresa l'affezione al luogo abitato da lungo tempo... Vedremo se ci saranno sviluppi o ripensamenti da parte del cerbero... Grz ancora...
    rispondi citando
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