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Legge 10/91


Pinkerton
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15 Ottobre 2007 ore 17:59 3
Buonasera
sono pinkerton l'utente che ha aperto un post tempo fa chiedendo informazioni per presunte irregolarità del costruttore e del progettista in materia di documentazione nella compravendita di unità immobiliari.
Dopo aver incaricato un tecnico (architetto) iscritto all'albo e dei legali di tutelare me e il condomino nei confronti della società venditrice abbiamo scoperto quanto segue:
1) alcune case presentavano irregolarità ai fini di certificazione. Gli esempi più gravi (case vendute ristrutturate nel 2003 e 2004) avevano a catasto tutti i tre piani dichiarati come abitabili (a catasto, dove il primo piano veniva dichiarato come taverna abitabile - e fatta pagare come abitabile), mentre in comune l'ultima dichiarazione di attività depositata (del progettista e del costruttore) dichiarava lavanderia (quindi non vano principale ma accessorio). Non chiedetemi come abbiano potuto fare una cosa del genere, ma posso garantirvi che nei documenti depositati in comune risultano come lavanderia mentre al catasto come taverna.
2) a margine i questa dichiarazione "incompleta" non sono stati fatti e quindi non depositati i calcoli della legge 10/91 per quanto riguarda la taverna/lavanderia (non saprei neanche come definirla) con il risultato che, da analisi fatte da ing. edili specializzati, i muri non sono stati nè sanificati nè isolati per l'impatto termico/ambientale con conseguenze disastrose per gli inquilini che vivevano con % di umidità dell'aria vicine all'80% e umidità nei muri (dopo aver fatto vari tasselli) prossime al 100%
3) il condominio presenta un sistema di raccolta acque bianche nella parte comune (con tanto di pozzi e pompe) che non è dichiarata in Comune nè come impianto nè come scarico (in pratica non sa niente nessuno della destinazione di queste acque)
4) alcune caldaie non sono state localizzate in locali a norma, ma piazzate in sottoscala non aereati. L'ispezione del tecnico comunale ha confermato la cosa, ma ha specificato che la segnalazione verrà fatta a carico del proprietario il quale potrà rivalersi sull'impresa.

- Gradirei specificare che, come nel mio vecchio post su questo forum - NESSUN condomino o amministratore aveva ricevuto anche la minima documentazione sulla propria unità immobiliare (o del condominio) dal costruttore o dal progettista -

Ora il punto sta nella scelta della via da seguire: alcuni condomini vorrebbero partire con una causa civile e penale da subito, altri preferirebbero mediare. I legali hanno stabilito un appuntamento con il costruttore tra 3 giorni, ma, soprattutto per la legge 10/91 e gli annessi - la "imprecisa" dichiarazione in Comune - i condomini vorrebero rivolgersi subito alla Procura della Repubblica. Cosa rischiano il costruttore e il progettista per le "imprecise" dichiarazioni e, cosa fare a livello pratico?

Grazie per l'attenzione.
  • nabor
    Nabor Ricerca discussioni per utente
    Martedì 16 Ottobre 2007, alle ore 14:14
    In concreto, ma questo lo avranno già puntualizzato i colleghi, si tratta d chiarire qual'è il Vs. obiettivo: la risoluzione del contratto o la riduzione del corrispettivo? io non escluderei di agire anche in sede penale, ma mi sembra, dalla descrizione della fattispecie, che un'azione civile parta da buoni presupposti, e, se è competente il Tribunale di Cremona, la sentenza non dovrebbe richiedere tempi biblici. Piuttosto, vi siete accertati sulla solvibilità del costruttore? avete fatto un'indagine patrimoniale, del tipo bilanci, proprietà ecc.? se è coinvolto anche il progettista, dovrebbe essere assicurato per la r.c. professionale, immagino...
    rispondi citando
  • pinkerton
    Pinkerton Ricerca discussioni per utente
    Martedì 16 Ottobre 2007, alle ore 14:45
    Il costruttore è solvibile, nel senso che ha diverse aziende operanti in vari settori (quello edilizio era una specie di "passatempo"). I legali, ovviamente, vorrebbero risolvere il tutto al di fuori di un tribunale (ed è una impostazione corretta, meno stress, tempo, spese ecc.), il problema è che i condomini più colpiti (tra i quali il sottoscritto), se non si andrà in tribunale, vogliono un risarcimento danni che comprenda il rifacimento (integrale di muri e pavimento) dei piani con documentazione "imperfetta". Il tutto nasce dall'esigenza di tutelare anche la vendibilità futura delle unità. Per quanto riguarda il progettista personalmente ritengo che una causa penale (con il rischio di radiazione dall'albo) sia necessaria, visto che sapeva tutto (ha firmato ogni singolo documento di tutte le unità) ma non ha mai accennato niente a nessuno, anzi letteralmente "prendeva in giro" i condomini che gli chiedevano chiarimenti. Il suo comportamento ha creato non pochi problemi tra condomini, ma non vi è mai stata la sua predisposizione al dialogo.
    Ovvio che procederò di comune accordo tra i vari attori (legali e altri condomini) per la risoluzione della cosa, ma certo che certe persone non dovrebbero più avere il diritto di avere un lavoro.
    rispondi citando
  • nabor
    Nabor Ricerca discussioni per utente
    Martedì 16 Ottobre 2007, alle ore 14:58
    Condivido la ricerca d'una soluzione stragiudiziale, purchè non s'incorra nelle prescrizioni o decadenze del caso, rispetto alle azioni da intraprendere (soprattutto in tema di garanzie dovute dall'appaltatore)...per quanto riguarda il progettista, se è iscritto ad un Albo o Collegio, e siete certi delle Vs. ragioni, non occorre una condanna in sede penale per presentare un esposto disciplinare...
    rispondi citando
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